Mimulus - Heather - Mustard
Mimulus
Mimulus: la paura del mondo
Mimulus è la paura del mondo esterno, il "cuor di coniglio" che teme l'esperienza e scappa davanti ad ogni novità come una timida lepre. Ciò che Mimulus teme sono i pericoli del mondo: malattie, solitudine, incidenti. Sua caratteristica è la timidezza.
Quando è nello stato positivo è invece un individuo che accetta la realtà fìsica e le sfide della vita come opportunità per crescere e per cambiare, sviluppando la sua personalità. Appare subito evidente che lo stato negativo Mimulus, patologico nell'adulto, è invece funzionale nell'infanzia. È normale e necessario che i bambini abbiano concretamente paura di un mondo che non conoscono ancora, che nasconde oggettivamente mille insidie per una personalità ed un corpo ancora in via di sviluppo, che non sappiano destreggiarsi.
Crescendo, le paure si perdono per strada, esperienza dopo esperienza, passando comunque per le fasi Heather e Mustard, per approdare alla piena maturità. Quando però questo non accade, o accade solo parzialmente perché una o più paure non sono state superate, si può rimanere bloccati in questo stadio o in uno dei due successivi. Una chiara spia del blocco è offerta dalla sintomatologia somatica perché Mimulus, come tutti i bambini, somatizza le emozioni. Particolarmente a livello dell'addome. Si sa che i bambini prendono tutto "di pancia"; potremo quindi aspettarci disturbi al sistema urinario, all'utero, all'intestino o anche alla circolazione venosa, tutti sotto il governo del secondo chakra, su cui agisce il rimedio Mimulus. Quindi cistiti, coliti spastiche, ma anche, nelle donne, vaginismo, difficoltà a concepire o a portare a termine la gravidanza ecc. Mimulus parla poco delle sue paure, ma quando il livello di ansia aumenta oltre misura gli argini del ritegno si rompono e il nostro bambino passa alla fase Heather.
heather
Heather: la dipendenza dagli altri.
Heather, un'ericacea che vive in gruppi sparsi nelle brughiere, ha fiori color lillà rosato che formano lunghe spighe erette. È un fiore "giovane", nel senso che unisce in sé il rosa, colore della pelle luminosa, col lillà, colore spirituale che esprime il primo passaggio verso le funzioni metafìsiche della mente. È quindi il fiore della prima adolescenza, quell'età deliziosa e terribile in cui si compie il trapasso decisivo verso la maturità, con tutte le paure infantili che si trascina dietro, con la contraddizione tra il bisogno di dipendere ancora, di tornare tra le braccia rassicuranti della mamma e il bisogno di andare avanti, di "uccidere" la dipendenza e svincolarsi.
Non troverete mai un Heather da solo, nel mondo vegetale come tra gli umani. Come tutti gli adolescenti vive in branco; il gruppo ha la funzione di "oggetto transizionale" tra i genitori e il mondo estemo. E una specie di placenta protettiva che copre la paura di essere abbandonati nel momento in cui è necessario abbandonare la famiglia. Allo stesso modo non troverete mai un Heather silenzioso, parla a macchinetta, in continuazione, a voce alta. Impossibile inserire una parola nel fiume della sua logorrea; del resto non è neppure necessario ne richiesto. Parlare gli serve per catturare la vostra attenzione, per impedirvi di andare via, ma anche per rassicurarsi sulla propria esistenza. Parafrasando Cartesio, il suo motto potrebbe essere "strepito ergo sum".
A volte capita di diventare temporaneamente Heather a causa di situazioni veramente gravi di cui si sente il bisogno di parlare per alleggerirsi. O semplicemente quando un innamoramento travolgente ci fa regredire allo stato adolescenziale.Ma se gli adolescenti, per quanto siano egocentrici, suscitano tenerezza e allegria, un Heather adulto è una vera piaga. Il suo bisogno di essere sempre al centro dell'attenzione, la sua possessività, l'incapacità di restare solo, i suoi monologhi interminabili, i ricatti emotivi che mette in atto quando gli sembra che non vi occupiate abbastanza di lui, cioè sempre - inventandosi malanni, pretesti, colpevolizzandovi se solo cercate un attimo di respiro - lo rendono così insopportabile che tutti lo sfuggono. A questo punto può diventare un ottimo cliente perpetuo per la classe medica, un ipocondriaco disposto a spendere fortune pur di godere dell'attenzione che i medici sono tenuti a dargli. Oppure può scivolare nello stadio successivo, lo stato Mustard.
mustard
Mustard: la malinconia profonda
Mustard, la senape selvatica, è una pianta erbacea molto diffusa nei terreni incolti, dove prospera tra le macerie. I fiori, giallo brillante, sono raccolti in grappoli. L'ambiente in cui vegeta suggerisce la sua qualità fondamentale: la capacità di recuperare le esperienze del passato (le macerie) per crescere.
Il suo colore segnala la proprietà di mentalizzare l'esperienza, cioè di portare a coscienza le emozioni, trasformandole in intuizioni di cui si serve per fare le scelte giuste al momento giusto. Mustard scioglie le emozioni non risolte, cristallizzate e precipitate nel corpo dallo stato Heather, scaricandole attraverso il pianto. Come fase di crescita corrisponde al ripiegamento narcisistico della personalità, quel momento in cui l'adolescente, dopo la pirotecnica fase Heather, si chiude in se stesso, si isola, procede nel mondo come un giovane Amleto, accompagnato da una nuvola nera che sembra stazionare perennemente sulla sua testa, senza che se ne veda la ragione, insensibile a tutti i tentativi di distoglierlo dalla sua depressione. Da adulto Mustard identifica uno stato di profonda malinconia che compare a tratti inspiegabilmente e offusca la gioia di vivere senza motivo alcuno, come se tutt'a un tratto qualcuno girasse un interruttore, facendo scomparire il sole.
Il primo sintomo della funzione positiva di Mustard è un pianto liberatorio e irrefrenabile, accompagnato da un consistente aumento dell'attività onirica. Molti a questo punto sospendono l'assunzione del rimedio, ritenendo a torto che "peggiori la depressione". Bisogna invece perseverare, perché una volta sciolte tutte le emozioni, il pianto lascia spazio alla gioia di vivere e la personalità, liberata dalla fissazione narcisistica, può riprendere la sua evoluzione.