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L'ecstasy è sicuramente la più diffusa
tra le cosiddette nuove droghe. In realtà
di nuovo ha veramente poco. Questa molecola (MDMA)
3,4-metilendiossimetilanfetamina, che appartiene
alla classe dei derivati sintetici dell'anfetamina
e non è mai stata commercializzata dall'industria
farmaceutica, fu infatti scoperta nei laboratori
Merck in Germania nel 1912 e brevettata successivamente
come anoressizzante nel 1914. È dimenticata
per alcuni decenni quando è riscoperta, alla
fine degli anni '70, da alcuni psichiatri di Los
Angeles: la MDMA sembra dissipare le paure e le
angosce del paziente permettendo di esplorare i
ricordi traumatici bloccati dalla rimozione. Convinti
di essersi imbattuti in un formidabile strumento
di lavoro nei primi anni '80 gli psicanalisti chiedono
all'ente farmaceutico di controllo statunitense
di approvarne l'uso ufficialmente. Nel 1985, però,
ne viene proibito definitivamente l'utilizzo per
problemi connessi alla neurotossicità della
sostanza. In contemporanea l'ecstasy si diffonde
nelle discoteche "alternative" della costa
californiana. In poco tempo sbarca in Europa prima
ad Ibiza, poi in Inghilterra, Austria e Germania.
In Italia fa la sua comparsa nei primi anni '90,
all'inizio nei circuiti dei rave party poi nelle
discoteche.
COME
VENGONO ASSUNTI
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Normalmente l'ecstasy si assume per via orale sotto
forma di compresse (del peso medio di circa 300
mg, del diametro di 5-13 mm e dello spessore di
3-5 mm.), fabbricate come le molte che si vendono
abitualmente in farmacia, ma con la variante che
esse vengono presentate, per ovvie ragioni commerciali,
sotto centinaia di fogge diverse (ne sono state
contate finora 930) per colore, spessore e logo
impresso: lettere alfabetiche o sigle; disegni come
stelline e triangoli; figure di animali. Il guaio
è che nessuno sa bene se a queste differenze
corrispondano reali differenze di dosaggio e di
purezza, con i rischi che questo comporta. Una delle
caratteristiche "classiche" poi dei consumatori
è la poliassunzione, cioé la tendenza
a prendere più sostanze in una stessa sera.
Molti, anzi, quasi tutti, bevono alcolici, qualcuno
all'ecstasy aggiunge lsd per accentuare l'effetto
allucinogeno dell'Mdma oppure anfetamina e cocaina
per poter ballare di più. Tra gli adulteranti
dell'ecstasy compare poi sempre più di frequente
il Destro-Metorfano, una vecchia molecola antitosse
che pure essa ad alte dosi si comporta come un allucinogeno.
ANALOGHI
DELL'ECSTASY
Le varianti,
dette designer drugs perché progettabili
con l'ausilio di un computer, stanno di fatto invadendo
il mercato come aggiunte o come sostituti dell'ecstasy,
e la vera ragione del loro fiorire sta proprio nel
fatto, data la lentezza con cui le varie legislazioni
riescono a riconoscerle come stupefacenti, che queste
possono per un periodo abbastanza lungo essere prodotte
e smerciate senza incorrere in sanzioni. Questi
analoghi vanno distinti in due categorie: simil
ecstasy e super ecstasy.
Simil
ecstasy
I più noti sono la Mde e la Mbdb che possono
sostanzialmente considerarsi equivalenti all'ecstasy,
anche se le loro cinetiche (assorbimento e eliminazione)
e le loro potenze differiscono. Trova posto qui
anche l'efedrina, un ben noto e vecchio antiasmatico,
che, mescolata a sostanze caffé-simili quali
cola e guaranà oltre l'ormai immancabile
ginseng, è alla base della cosiddetta herbal-ecstasy,
una miscela nota anche come Planet X o Buzz, che
conosce particolare fortuna perché si pensa,
sbagliando, non sia tossica come quella di sintesi.
Super-ecstasy
Si tratta di composti che pur potendo sembrare a
prima vista chimicamente molto simili all'ecstasy,
in realtà (in quanto arricchite di gruppi
chimici) hanno una capacità allucinogena
e una tossicità ben più elevata (sono
stati descritti addirittura casi letali). Si va
dall'ormai vecchia Mda, contrabbandata a suo tempo
come Drug of Love, cominciano ora a circolare la
2-Cb, nota anche come Erox o Nexus e la 4-Mta, nota
anche come Special o Flatliner. Del resto la mezcalina,
il primo degli allucinogeni chimicamente identificato
è una trimetossianfetamina e a partire dal
1970, sono di volta in volta comparse sul mercato
della droga e poi scomparse una serie di metossianfetamine
più o meno allucinogene come la Pma, la Tma,
la Mdma e la Stp.
EFFETTI
TOSSICI
L'assunzione
di ecstasy e dei suoi analoghi provoca un rialzo
della temperatura corporea e della pressione sanguigna.
In caso di intossicazione acuta si può andare
incontro a ipertermia maligna (temperature superiori
ai 40 gradi), convulsioni, coagulopatia e insufficienza
renale. Sintomi di fronte ai quali può essere
necessario il ricovero. Quando l'effetto euforizzante
finisce e arriva il down ci si sente depressi e
irritabili, storditi e apatici. Chi esagera così
come chi consuma poco magari ma spesso, può
avere crisi d'ansia, di panico o di paranoia che
possono riproporsi anche molto dopo aver consumato.
Col tempo si può entrare in depressione e
aver problemi a dormire e a mangiare. Sebbene non
siano attualmente disponibili nella letteratura
scientifica prove certe di un danno neuronale permanente
nell'uomo, gli studi condotti sugli animali testimoniano
inequivocabilmente che l'MDMA produce una distruzione
a lungo termine degli assoni e dei terminali serotoninergici
nel cervello. Come per tutti gli anfetaminici oltre
alla evidente dipendenza psicologica (craving) esiste
dipendenza fisica. La sindrome astinenziale appare
caratterizzata da fatica, aumento del sonno e umore
depresso. Nei consumatori quotidiani di anfetaminici
la sintomatologia è più evidente con
cefalea, sudorazione, crampi muscolari, tremori,
irritabilità e disturbi del sonno. Vi sono
poi casi di tossicità somatica acuta. Ma
le morti improvvise di consumatori di ecstasy non
sono così rilevanti sul piano quantitativo,
nel decennio scorso il massimo di morti riscontrato
in tutta Europa è stato di 500 morti nel
1995, probabilmente riconducibili all'ecstasy, con
un rischio di morte comparabile a quello che si
corre gettandosi col paracadute, pari a 1 su 85000
salti. Non si può parlare di killer drug
quindi, anzi, c'è addirittura chi dubita
che si tratti di droga in senso classico. Qualsiasi
sia la sua qualifica è evidente il segnale
di disagio che esprime chi ne fa uso.