LA PSICOTERAPIA
Il
trattamento psicoterapeutico è sicuramente un punto
di forza nella terapia del disturbo di attacchi di
panico. In realtà lo è di più quando siano insorti
gli effetti ritardati della malattia, come gli evitamenti
e l'ipocondria, o quando si siano stabilizzate le
conseguenze dell'agorafobia. Occorre però distinguere
tra psicoterapia e psicoterapia. Non è sempre sufficiente
un semplice colloquio settimanale con un tecnico,
psicologo o psichiatra che sia, quanto piuttosto un
intervento mirato e specifico. In questo senso la
tecnica dimostratasi più utile è quella che si avvale
del metodo cognitivo-comportamentale. Guidare un paziente
in questo senso vuol dire avviare un trattamento che
non ricerca tanto le cause del comportamento disagiato,
quanto i suoi effetti. Se partiamo dal presupposto
che il primo attacco di panico è avvenuto per una
serie di fenomeni che si sono poi scatenati insieme
all'episodio acuto, occorre aiutare il paziente a
non razionalizzare tutto e a non cercare di convivere
con gli effetti della malattia. In questo caso infatti
si otterrebbe il solo effetto di stimolarlo a sopravvivere,
a non essere schiacciato, a sentire il proprio disturbo
come una condanna. Nella psicoterapia cognitiva si
cerca quindi di impostare, rieducare quasi, alla ripresa
dell'autonomia. Il bisogno di costante rassicurazione
porta verso la dipendenza dalle persone e dalle situazioni.
La sensazione di diventare nuovamente capace di definire
in modo corretto i propri rapporti personali, di decidere
se e come fare o non fare una cosa , sono piccoli
graduali passi VERSO LA LIBERTA'.Il principio su cui
basa la psicoterapia cognitiva è piuttosto semplice
e può essere applicato anche durante la terapia farmacologica.
Quando ci accade qualcosa, noi effettuiamo una valutazione,
cosiddetta cognitiva, del valore di quell'avvenimento.
Ad esempio, una promozione a un esame o sul lavoro,
fatto da considerare positivo, può scatenare grave
disagio in chi è impaurito dalla responsabilità. E
può diventare negativo, fonte di paura. Immaginiamoci
la rivoluzione che si può scatenare dopo un attacco
di panico!!!! cambiano tutte le valutazioni, si vive
nel terrore e si generalizza qualsiasi piccolo timore.
Si diventa profondamente "egocentrici",
cioè si pongono al centro di tutto il mondo la propria
salute e le proprie incertezze. La psicoterapia "insegna"
al paziente a ridimensionare queste emozioni, ad affrontarle
una per volta, a confrontarsi con gli aspetti minimi
della propria vita e non con "il problema".
Lo psicoterapeuta non pensa per il paziente, ma riflette
insieme a lui e lo porta, passo dopo passo, a ricercare
il confronto attivo con le proprie paure. Non si tratta
di convincersi di non avere paura, ma di sapere nuovamente
affrontare le situazioni temute esponendosi poco per
volta e avvicinandosi a esse. Nel caso dell'agorafobia,
per esempio, il paziente dapprima accetta di poter
pensare senza ansia a un attraversamento di una piazza
e poi si avvicinerà anche fisicamente a questa sfida.
Lo farà con gradualità, stimolato e seguito dal terapeuta,
finchè gli diventerà possibile sia accettare questo
sforzo dal punto di vista emotivo che, successivamente,
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