IL
SIGNIFICATO DELLA PAURA
Il
"DIFETTO" di emozionarsi.
Nella
tradizione filosofica le emozioni, ovvero i turbamenti,in
positivo o in negativo, dell'animo umano sono stati
considerati , a seconda delle varie correnti, come
il fondamento della vita umana o, al contrario, come
interferenze indesiderate, il cui unico scopo ed effetto
era quello di impedire la capacità di pensiero
razionale della mente umana. I filosofi razionalisti
del XVIII e XVIII secolo, fra cui Cartesio, appartenevano
a qust'ultima scuola di pensiero Essi consideravano
la ragione come il più importante attributo
umano, in grado di consentire realizzazioni nel campo
artistico e scientifico. In Questo contesto , l'emozione
veniva accolta come una disgrazia, in quanto di fatto
rompeva il processo razionale della mente, ed era
dunque considerata come un limite per l'attività umana.
Paura
e aspetti cognitivi.
Sebbene
le risposte fisiologiche all'emozione della paura
siano del tutto automatiche, non si può prescindere
dall'influenza che sicuramente andie il pensiero cosciente
ha su di esse. Infatti, per determinarsi un'emozione
di paura vi dev'essere stato un certo apprendimento,
diretto o indiretto. Essa può generarsi in seguito
al ricordo di un'altra esperienza personale direttamente
vissuta o facendo riferimento agli insegnamenti ricevuti
dai genitori, dal gruppo sociale cui si appartiene,
dalle tradizioni culturali e religiose eccetera. (Questi
aspetti, di carattere cognitivo, che riguardano cioè
il processo di pensiero, partecipano in larga misura
alla capacita umana di anticipare i pericoli, prevenendoli.
Le
emozioni primarie.
Secondo alcune teorie derivanti da studi specifici
sull'argomento, le emozioni si dividono in primarie
e secondarie. Le primarie, cioè quelle fondamentali,
sono le emozioni originarie, genetiche, dalle quali
poi si sviluppano, con l'apprendimento, tutte le altre.
Questi stati emotivi "di base" variano a seconda delle
ricerche dei vari autori che si sono dedicati all'argomento,
ma in genere non raggiungono la decina. E opinione
concorde di tutti gli studiosi della materia che le
emozioni positive siano assai minori di quelle negative.
In particolare vengono riconosciute come positive
solo la gioia e l'interesse per qualcosa, mentre negative
sono la paura, l'ira, la vergogna eccetera.
Paura
e risposte fìsiologiche.
Il livello di attivazione o di eccitazione dell'organismo
può variare improvvisamente da valori estremamente
bassi, che si registrano quando l'ambiente è tranquillo,
a valori molto alti, in caso di tensione o paura dovuta
a qualche minaccia incombente. L'emozione della paura,
come altre emozioni, è in grado di attivare il sistema
nervoso degli organismi, in modo da produrre quelle
risposte fisiologiche in grado di potenziare le loro
capacità di attacco o di fuga. Le modificazioni ormonali
iniziano con l'attivazione dell'ipolalamo, che comincia
a secernere il fattore liberante dell'ormone ACTH;
questo viene allora emesso dalla ipofisi, una ghiandola
del cervello. Così comincia una reazione ormonale
a catena: la corteccia surrenale secerne il cortisolo,
che stimola il metabolismo delle proteine e degli
zuccheri per una maggiore produzione di energia (il
glicogeno infatti si trasforma rapidamente in glucosio
e vengono demoliti i grassi depositati nel tessuto
adiposo) e l'adrenalina, che agisce sul sistema nervoso
simpatico.In conseguenza di ciò i vasi sanguigni che
irrorano la muscolatura si dilatano (facendo affluire
una maggiore quantità di sangue,che porta con se ossigeno
e altri materiali necessari per liberare ulteriore
energia), mentre si restringono quelli dei visceri,
che in una situazione di allarme non hanno funzioni
importanti da svolgere; il cuore aumenta la forza
di contrazione e la frequenza del battito, il ritmo
respiratorio si fa più veloce per permettere una migliore
ossigenazione e migliora la coagulabilità del sangue,
in caso di ferite. Queste modificazioni fisiologiche
sono facilmente avvertibili dal soggetto die le vive
su se stesso: chiunque può riferire un'esperienza
di paura in cui ha sentilo il suo cuore battere all'impazzata,
il respiro farsi ansimante, le mani diventare fredde
e sudate, lo stomaco contrarsi.
Stress
e vulnerabilità dell'uomo
contemporaneo.
Un
tempo l'uomo, come gli altri animali, era oppresso
dalla paura di eventi drammatici per la sopravvivenza,
come il possibile attacco di belve feroci durante
i! sonno. Oggi le paure sono diverse, hanno carattere
più intellettuale e riguardano principalmente gli
insuccessi sociali, le perdite, le novità, gli eventi
inattesi, l'insufficiente conoscenza delle situazioni
eccetera. Le continue tensioni provenienti dall'ambiente
esterno scale-nano nell'individuo forti emozioni,
che si trasformano così da normale meccanismo adattivo
a fattori patogeni di molte malattie. Situazioni di
stress emozionale intenso e continuo producono infatti
le malattie psicosomatiche, consistenti in disturbi
fun zionali cronici o anche in vere e proprie lesioni
organiche, traenti origine non tanto dall'evento stressante
in sé, quanto dall'impatto emotivo che esso ha sulla
persona. Queste continue tensioni non hanno effetto
nocivo solo sul corpo, ma si ripercuotono, seguendo
un circolo vizioso, sulla mente stessa, tanto che
da effetto, finiscono per divenire causa di spavento:
i cambiamenti fisiologici percepiti su se slessi fanno
perdere facilmente di vista la situazione reale; la
persona si sente confusa, incapace di orientamento,
sovrastata da sensazioni difficili da controllare.
In conseguenza di ciò le reazioni comportamentali
possono mostrarsi inadeguate alla situazione, si può
perdere l'equilibrio psichico e diventare facile preda
dell'ansia.
PAURA
E EVOLUZIONE
L'evoluzione
degli organismi animali, sia quella avvenuta nel corso
dei secoli, sia quella relativa alle successive trasformazioni
individuali, dallo stadio di neonato alla vecchiaia,
ha potuto contare sul contributo fornito dall'emozione
della paura, elaborata dal sistema nervoso centrale
di ogni organismo. Negli animali superiori i sistemi
nervosi sono naturalmente più complessi, più evoluti,
dotati di recettori a distanza, che consentono loro
di utilizzare il senso dell'olfatto, dell'udito e
della vista. Attraverso questi sensi viene assicurato
un controllo più raffinato dell'ambiente circostante,
avendo la possibilità di anticipare, attraverso
la paura, i pericoli cui si va incontro. Fiutare o
vedere per tempo un animale predatore può consentire
infatti alla preda designata di fuggire o di mettersi
al riparo mimetizzandosi nell'ambiente. La natura
si preoccupa di fornirci precocemente questo tipo
d'emozione, e infatti la possiamo riscontrare già
nel comportamento dei neonati di tutte le specie.
Si pensi al modo in cui il bambino si aggrappa alla
madre per non cadere o si metta a piangere in presenza
di un estraneo, verso gli otto mesi di vita. Altri
timori classici dell'infanzia sono la paura del buio
e dell'abbandono.