| Se il lavoro lo deprime... |
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Vostro marito sta male perché subisce continuamente gli attacchi
di capi e colleghi? Allora è anche lui vittima del mobbing. E ha bisogno di tanto aiuto |
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| La persecuzione del capo
che gli rende la vita difficile, gli toglie compiti e responsabilità
e lo fa sentire inutile. Le crudeltà dei colleghi che inspiegabilmente
lo emarginano e non gli parlano neanche più. Se sta succedendo a
vostro marito, probabilmente anche lui è vittima del mobbing.
Logico che voi abbiate mille dubbi. Che vi chiediate se dovete spingerlo
a licenziarsi, distrarlo, scuoterlo o, invece, arrabbiarvi. Probabilmente
però non sapete cosa rispondervi. Già, perché di mobbing
si parla tanto. Ma quello che ci si dimentica di dire è che il dramma
di quel milione e mezzo di italiani che subiscono attacchi psicologici sul
lavoro si riflette anche sulle mogli e sulle fidanzate. Che, giorno dopo
giorno, vedono l'uomo che amano cambiare. Perdere la fiducia in se stesso,
vivere nell'ansia, soffrire di depressione e attacchi di panico. E pensare
solo al lavoro. In ogni momento. Prenderlo sul serio. «Ho visto molte unioni rompersi per colpa del mobbing» spiega Renato Gilioli, neuropsichiatra della Clinica del lavoro di Milano (tel. 0257992644) e coautore del libro appena uscito Cattivi capi, cattivi colleghi (Mondadori). «Aiutare una persona che, a poco a poco, perde la voglia di fare l'amore, di uscire di casa, di coltivare i propri interessi, è molto faticoso». Ma si può evitare di arrivare a tanto? Sicuramente è importante capire il prima possibile se quelli che il marito subisce sono veri atti di mobbing oppure normali sgarbi che possono capitare, di tanto in tanto, in ogni ufficio. «Bisogna guardare alla frequenza con cui si ripetono, e soprattutto alle reazioni di lui: se comincia a soffrire di insonnia, perde il desiderio sessuale, parla troppo dei suoi problemi professionali, allora è giusto preoccuparsi» sostiene Harald Ege, psicologo del lavoro e presidente della Prima associazione italiana contro il mobbing e lo stress (tel. 0516148919). Ma è sbagliato pensare che basti l'amore per risolvere il problema. Occorre un aiuto esperto. E bisognerebbe suggerire al marito 0 al fidanzato di rivolgersi a uno psicologo o a un centro specializzato. Intanto, però, si può fare qualcosa di molto importante. Si può convincere il proprio uomo a non vergognarsi di quello che gli sta succedendo. Per molti mariti, infatti, alla violenza subita in ufficio spesso si aggiunge il terrore di perdere la propria immagine vincente. Anche in casa. «Un mio paziente è arrivato da me perché la sua azienda voleva convincerlo a lasciare il posto per accettarne uno meno qualificato. Lui non lo ha fatto, e non perché non volesse uscire da quella tragica situazione: ha avuto paura del giudizio dei suoi cari» racconta il dottor Ege. «È fondamentale, invece, che la moglie mandi al marito un messaggio chiaro: "Qualunque cosa tu decida di fare non mi importa, ti starò sempre accanto"». È questa la medicina che funziona di più. Anche perché chi viene messo da parte sul lavoro spesso perde la fiducia in se stesso. Per questo è importante convincere il partner che quello che gli sta accadendo non dipende da lui: è solo una vittima di una situazione esterna. Tutto questo non c'entra con il suo valore. Quando lo vedete sconfortato, deluso, incapace di reagire, cercate di aiutarlo a non perdere di vista le sue reali capacità professionali. «Raccontategli spesso com'era prima e quanti interessi aveva» consiglia il dottor Ege. «Ricordategli tutti gli obiettivi che ha saputo raggiungere nella sua vita». E quante cose è stato capace di fare, non solo nella sua vita professionale. Anche insieme a voi. |