Francesca
Salve, sono
Francesca ed ho 21 anni, ho avuto il primo attacco
di panico a 16 anni (o dovrei dire a 6 anni) quando
fuori da scuola non vidi nè mia madre nè
mia nonna e cominciai a piangere e credetti di essere
stata abbandonata ). Non ho mai fatto psicoterapia,
a parte un paio di incontri con psicologhe dell'Asl,
non ho mai preso psicofarmaci o ansiolitici e la
mia cura è stata all' inizio del cioccolato(!!!)
nelle situazioni di possibile panico poi negli ultimi
due anni l'evitamento delle possibili situazioni
ansiogene. Devo dire in più che ho una madre
parecchio ansiosa che non ha mai lavorato ed io
non sono mai stata abituata a stare da sola in casa.
In più mia madre è claustrofobica
ed ha paura dell' aereo, paure che certamente non
ha evitato di trasmettermi.
Ora però mi trovo a leggere che agorafobia,
nel mio caso in particolare claustrofobia, ipocondria
(l'esempio del braccio mi ha fatto ridere un sacco!)
depersonalizzazione (che io chiamai filosoficamente
senso del nulla) sono
tutte conseguenze del DAP! Questo mi destabilizza,
ultimamente credevo di avere finalmente compreso
come guarire dall'ansia E CHE STAVO GUARENDO ed
ora scopro che è tutto collegato! In cuor
mio un pò lo sapevo
ma sentirmelo confermare, sentire esempi di strippi
(paure) pari pari alle mie...!
Ero indecisa se tel ad una mia amica che mi capisce
particolarmente in argomento(è in terapia
per il DAP)o al mio ragazzo, poi ho tel al mio ragazzo
per comunicarglielo (la questione del male al braccio
poi... dovevo troppo dirgliela!). In conclusione
volevo quindi scriverle che mi ero detta questo
un pò di mesi fa:Non affrontare le tue paure
(che poi alla fine è sempre la paura della
morte, in fondo in fondo...)è come morire
lentamente, se le affronti, invece con fai altro
che vivere, certo puoi sempre morire, passa un'auto
e ti stira, ma nella maggior parte dei casi sei
viva ed acquisterai sempre più fiducia in
te. Cosi sono andata in Kenia questa estate per
volantariato, nonostante avessi una paura assurda
dell'aereo(c'era anche il mio ragazzo però)
ho portato con me per la prima volta un ansiolitico
ma non l'ho usato e questo mi ha fatto felice, era
solo un pò di insicurezza, ma piano piano...
era meglio che non prendere proprio l'aereo, no?
Poi ero in un paese lontanissimo, lontana da Milano
e tutto ciò che ne concerne (in positivo
ma anche in negativo naturalmente) ho visto e conosciuto
bambini che ne hanno affrontate di tutti i colori
(mi sono detta che lì certo non c'era spazio
per pensare ad attacchi di panico o depressioni
varie). I cari bambini mi hanno fatto capire che
nella vita c'è di ben peggio che aver paura
ad allontanarsi troppo di casa, cosi adesso lavoro
, oltre che a studiare Belle Arti in un ufficio
lontano da casa dove sto tutto il tempo da sola
a parte rari momenti.
Sono felice, felicissima della vita che sto conducendo,
ma questa sarà la via giusta perchè
pian piano io abbia sempre meno paura degli attaccacci
di panico(se non avessi ancora un pò di paura
non sarei venuta su questo
sito). La ringrazio anticipatamente per aver letto
il mio papiro e anche anticipatamente per la sua
risposta.
Francesca